Chissà che soddisfazione avrebbe provato l’umile Bepe Pastrello nel vedere il suo autoritratto realizzato ex novo nelle fattezze del più grande burattino al mondo? Stiamo vivendo un momento davvero particolare: il XXI secolo è quello in cui le ultimissime tecnologie trasformano o, come in questo caso, tramandano l’arte per darci la possibilità di conoscerla ed ammirarla. Questa è la volta dei burattini e del teatro dei pupazzi del leggendario burattinaio trevigiano Luigi ‘Bepe’ Pastrello (1906-1991), personaggio d’altri tempi che non possiamo assolutamente permetterci di dimenticare. Il burattino che ne riporta le fattezze, troneggia fiero ed enorme nei suoi 4 metri sopra il Museo Casa Giorgione a Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso. Prima era un tradizionale burattino di 20 cm, di quelli che l’artista usava nei suoi spettacoli, ora è un’istallazione di un pezzo unico al mondo realizzato con uno scanner spider 3D di produzione di un’azienda tutta italiana: la castellana 3DZ.
I protagonisti che si intrecciano in questa storia sono i più disparati, ma hanno in comune un’eccellenza sia artistica che tecnica tutta italiana. Ecco che possiamo partire dai primi del ‘900 quando inizia la commovente storia di Bepe Pastrello, artista ed artigiano autodidatta, che con i suoi spettacoli ha intrattenuto intere generazioni di bambini e si è conquistato il cuore della sua Terraferma veneta. A lui dunque il Comune di Castelfranco dedica la mostra “Di Qua e al di La del Mondo – Umani e non umani nei burattini di Bepe Pastrello”, visitabile fino al 22 Marzo 2020, con tutta una serie di eventi corollari che comprendono visite guidate, mostre, laboratori e corsi di formazione gratuiti incentrati sul teatro dei burattini e l’eredità stessa di Bepe Pastrello. Ed è proprio un grande lascito, il suo, che è stato donato in tutta la sua produzione artistica al comune per pagare il suo loculo, al momento della sua morte, in povertà.
Ma quali erano i suoi personaggi? Le sue figure, vivono e muoiono nella mostra a lui dedicata, mescolando, come avviene nei teatrini, dimensione fisica e metafisica, reale e fiabesca. Personaggi che potremmo definire “brut” – ovvero poveri, ma non miseri – data la loro spontaneità, ingenuità, autodidattismo, l’immediatezza infantile. Nella sezione centrale poi, una variazione sul tema del Diavolo, contrappuntato dalla Morte, che richiama gli inferi dei quali portano tracce Arlecchino e Pulcinella, che introducono poi altre maschere derivate dalla Commedia dell’Arte. Il progetto infine espone alcuni burattini di altre collezioni in contrappunto a quelli di Bepe, sia per consonanze di tipo tecnico, sia per comparazione delle stesse figure o maschere.
Ora invece Bepe Pastrello può affacciarsi alla città sotto forma del più grande burattino in mezzobusto scansionato in Italia fino ad ora. Qui entra in gioco l’azienda castellana leader nella produzione di stampanti e scanner 3D, che prima ne ha scansionato le forme (con uno scanner spider di Artec 3D), a cui è seguita una fresatura di enormi blocchi di polistirolo con un braccio meccanico (della Printmateria s.r.l.). Successivamente i colori sono stati stesi dallo storico artista Alessandro Gatto, che conosceva Pastrello di persona, sotto la supervisione dell’agenzia Otium. Il risultato è un faccione grande quattro metri che spunta dal tetto del Museo Casa Giorgione, poggiandosi su una struttura a mo’ di teatrino realizzata da Giancarlo Baggio, ed è tanto buffo quanto interessante come un burattino originale in miniatura.
Le stampanti e la scansione in 3D sono ancora relativamente nuove e all’inizio nessuno ne aveva compreso adeguatamente le possibilità applicative, che si stanno ora dimostrando davvero variegate. L’orgoglio che traspare da 3DZ Treviso infatti è palpabile: “Il risultato è eccezionale – spiega Gianfranco Caufin – e prova ancora una volta che la scansione 3D ha utilizzi ancora inesplorati. Pensiamo ad esempio a tutte le opere d’arte da conservare e proteggere in casi di inondazioni, come è capitato a Venezia. La memoria digitale dell’opera ne garantisce la conservazione eterna e la possibilità di una riproduzione su supporti diversi per renderla, ad esempio nel caso di Pastrello, più grande e popolare per il pubblico”. La 3DZ, fondata nel 2011, conta 16 filiali tra Italia e Europa ed ha come fiore all’occhiello la professionalità dei suoi 28 tecnici specializzati nel settore industriale, meccanico, aerospaziale, auto motive, beni culturali, dentale, formazione, gioielleria e medicale.
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