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27 Gennaio 2020 09:35

Fotografia contemporanea e l’omaggio al Tintoretto: ecco due mostre da visitare entro il fine settimana

Non avete voglia di tornare in città e siete ancora tra il Sudtirol e il Cadore per un’altra settimana bianca? Il countdown è iniziato, per due mostre a San Candido e a Feltre, entrambe visitabili entro la fine del weekend.

 

Arrivederci (in persiano): il saluto di un documentarista designer tirolese alla repubblica islamica dell’Iran

All in all it’s just another brick in the wall (Tutto sommato è solo un altro mattone nel muro) cantavano i Pink Floyd nella loro celebre canzone tratta da The Wall, 1979, riferendosi al fatto che basta veramente poco, un po’ alla volta, per costruire un muro tra noi stessi, tra la società, ogni giorno. E’ un muro che il designer sudtirolese Andreas Trenker (1990) si è messo in testa di abbattere quando ha pensato a come strutturare la sua nuova mostra fotografica intitolata ‘khodāhāfes’ (Arrivederci, in persiano). Le sue foto sono infatti accompagnate da un commento audio all’interno della mostra, liberamente lasciato allo sguardo e alla narrazione locale degli iraniani stessi, i protagonisti delle immagini da lui realizzate.

Abbattere il muro dello sguardo europeo verso quello iraniano, e viceversa, in modo da immaginare una realtà diversa dalla propria, scoprendone i punti di vista opposti. E’ quello che ci suggerisce l’immagine del muro blu, azzurro cielo, con i contorni dei mattoni ben visibili: una breccia è stata aperta, ed è stata riempita subito dal cielo. Curioso il contrasto tra il multicolore acceso della spiaggia (che ci riporta all’Arrivederci) ed il grigio edificio (macerie) con un solo piccolo soggetto rosso al centro.

E nel frattempo potete anche bervi un caffè. Perché la serie di Andreas Trenker, è esposta al Kunstraum Cafè Mitterhofer, dove portare l’arte in un bar di periferia, è stata un’impresa non da poco. L’esperimento però ha avuto successo e lo ha tuttora. Lo SpazioArte Kunstraum Café Mitterhofer (Via Peter Paul Rainer 4 – San Candido – Trentino-Alto Adige) dal 1993 è diventato un punto di riferimento fondalmentale nel panorama culturale nel Sudtirolo ed oltre, ospitando artisti provenienti dal SudTirolo, dal Tirolo del Nord e Tirolo Orientale, dai vicini Comelico e Cadore, da altre regioni italiane e austriache, dalla Germania, Svizzera, Albania, Francia, Ucraina, Repubblica Ceca, Polonia, Inghilterra. La serie rimarrà installata fino al 31 gennaio 2020.

 

Sculture, disegni e pittura dal vivo: la trilogia di un’artista svedese per celebrare i 500 anni di Tintoretto

E’ dalla lontana Svezia, che proviene una giovane artista che già da alcuni anni ha intrapreso una ricerca del tutto personale ispirata alle opere del Tintoretto (Jacopo Robusti), il celebre pittore veneziano che continua a influenzare i giovani artisti contemporanei. Partendo dalla scena centrale de L’Ultima Cena conservata nel Museo Diocesano di Arte Sacra di Feltre e Belluno, (l’opera integrale è a San Polo, Venezia) l’artista Sophie Westerlind inizia il suo viaggio partendo da zero e realizzando opere dal vero, reinterpretandone in “post-produzione” lo studio dei colori e delle luci. L’artista si lascia ispirare dalla coinvolgente drammaticità conferita dal maestro alle figure attraverso il movimento. La sua pittura, slanciata e visionaria, intuitiva ed immediata – ma non furiosa – volge lo sguardo allo stile del maestro, con il quadro (olio su lino) realizzato per l’occasione.

Il suo lavoro prosegue con un triplice studio che abbraccia discipline diverse, i cui lavori sono ora ospitati in una location che già per inclinazione incarna la religiosità proposta. L’esplorazione del linguaggio e dell’espressività del corpo umano è riproposto anche in ambito scultoreo, con il gruppo di figure in terracotta raggruppate in cerchio intorno ad un centro sempre ispirato all’Ultima Cena. Un centinaio di disegni, di cui selezionati una decina (matita e pastello di diverso formato) completano il trittico, un’artista davvero poliedrica, che celebra così i 500 anni della nascita del Tintoretto.

Sophie Westerlind ha iniziato il suo percorso artistico a Londra nel 2007 e nel 2018 si è laureata all’Accademia di Belle Arti di Venezia. La ricerca su Tintoretto (e Tiziano Vecellio), l’ha portata ora nel bellunese a stringere una collaborazione con Dolomiti Contemporanee (laboratorio d’arti visiva in ambiente). “Studiare un maestro come il Tintoretto ti permette di mettere la tua pratica artistica in un contesto storico”, spiega Sophie Westerlind, “è anche come un insegnamento. Il movimento delle figure e l’espressività del corpo mi ha aiutato moltissimo nella mia pittura. E’ una fonte inesauribile di elementi, reali.”

“Attivo dal 2011, il progetto si occupa di rigenerare grandi siti che giacciono in stato di criticità nelle Dolomiti, patrimonio dell’umanità, essendo patrimonio essi stessi. Si tratta di una pratica molto sperimentale, collaborando anche con musei e altre realtà presenti sul territorio”, commenta il curatore della mostra Gianluca D’Incà Levis a proposito della collaborazione. “Selezioniamo così i giovani artisti di domani.”

La mostra, visitabile fino al 2 febbraio 2020, è allestita in tre salette al pianterreno del Diocesano: la sala dei Cuoridoro, Belvedere e dei Capitelli. Il museo (che già ospita opere di Luca Giordano, Andrea Brustolon e del Tintoretto stesso) ha accolto la partnership subito dopo l’inaugurazione la scorsa primavera, seguita da un importante ampliamento e un lungo straordinario restauro che ora vede il museo completamente operativo. Fondazione Cariverona ha contribuito in modo fondamentale a questo recupero, come già effettuato a Belluno (Museo Civico Palazzo Fulcis, Palazzo Bembo) e a Pieve di Cadore (Forte di Monte Ricco).

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